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A Torino archiviata l’indagine sui derivati del comune

MILANO – L’inchiesta della procura di Torino sui derivati firmati dal comune si chiude prima del dibattimento. Nei giorni scorsi, a quanto apprende «Il Sole 24 Ore», il giudice per le indagini preliminari ha scritto la parola fine sul procedimento e ne ha deciso l’archiviazione, accogliendo così la richiesta del Pm. I contratti erano stati accesi fra il 2001 e i primi mesi del 2006 con Jp Morgan, Ubs, Intesa e altri istituti, negli anni in cui il debito di Palazzo di Città cresceva per l’organizzazione delle Olimpiadi invernali (il rosso torinese è di 3,1 miliardi, il 30% circa è “coperto” da swap) e hanno passato l’esame della Procura dopo un’indagine durata più di due anni. Anche dopo l’archiviazione del caso, la piazza torinese rimane tra le più trafficate in fatto di inchieste sui derivati: la procura sta ancora indagando sui contratti della regione e della provincia, mentre la corte dei conti è ancora impegnata anche sugli swap di Palazzo di Città e di altri comuni della provincia, alla ricerca di eventuali responsabilità degli amministratori locali. In tutto, sono 53 i filoni sui tavoli di procure e magistratura contabile relativi alle esperienze di “finanza creativa” vissute da sindaci e presidenti di provincia e regione (sei nuove inchieste si sono aperte quest’anno; si veda «Il Sole 24 Ore» del 1° settembre). Mentre il lavoro preliminare continua da Roma a Bari e da Firenze a Napoli, l’attenzione di operatori e mondo finanziario è concentrata su Milano, dove venerdì riprenderà il processo sui bond di Palazzo Marino che vede imputati i funzionari di quattro banche (Depfa, Ubs; Jp Morgan e Deutsche Bank), l’ex city manager Giorgio Porta e il consulente Mauro Mauri. Dopo le prime battute pre-estive, concentrate sugli aspetti formali e sulle eccezioni (respinte) delle banche, nelle sedute di venerdì 24 e mercoledì 29 settembre il dibattimento è destinato a entrare nel vivo, con le richieste di prova che si concentreranno sui documenti, le consulenze tecniche e le testimonianze. Il nodo centrale della partita è lo scontro sui costi “impliciti” dell’operazione, perché la procura contesta alle banche una posizione di vantaggio iniziale nello scambio fra i flussi finanziari, che i contratti non avrebbero chiarito e che si sarebbe quindi trasformata in un profitto “occulto” per gli istituti di credito. Una lettura, questa, respinta con forza dagli interessati, che contestano la possibilità stessa di un valore neutro iniziale dello swap, sostenuta dalla procura, e spiegano il dare-avere dei contratti come normali profitti di mercato per remunerare la complessità dell’operazione. L’interpretazione dei «costi» sarà il cuore del lavoro di tecnici e consulenti; sull’architrave del «valore zero» iniziale poggiano tutti i sei capi d’imputazione, che contestano i costi delle ristrutturazioni e di un cds con cui il comune ha venduto una protezione sul «rischio Italia». Al centro del dibattito ci sarà anche la «convenienza economica» dell’operazione, prospettata dalle banche insieme con la sua congruità in una dichiarazione congiunta sottoscritta all’atto di avvio del meccanismo finanziario (il 24 giugno del 2005). Mentre il dibattimento entra nel vivo, migliorano i conti dei derivati milanesi in termini di mark to market; dopo aver chiuso almeno per ora il periodo delle alte perdite potenziali (come segnalato sul Sole 24 Ore del 26 ottobre 2009) grazie ai tassi ai minimi gli swap sembrano avviati con decisione crescente in territorio positivo. Le ultime rilevazioni disponibili, aggiornate a fine agosto, parlano di un mark to market positivo per 110 milioni, di cui quasi 51 attribuibili alla componente targata Deutsche Bank, 39,3 a Ubs e almeno 10 a testa per Depfa e Jp Morgan (i due ultimi istituti hanno una posizione identica). L’appuntamento con lo scambio di flussi è fissato al 30 giugno di ogni anno, ma è basato sui valori dell’anno prima per cui è già possibile stimare un flusso positivo per il comune, nell’ordine di 21,5 milioni, anche nel 2011.

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