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A rischio la deducibilità per i beni delle imprese

Deducibilità Imu al 50 per cento e solo ai fini dell’Ires e dell’Irpef sia per le imprese che per i professionisti. Lo sconto sulle sole imposte dirette non sarà dunque spendibile con l’Irap, salvo ripensamenti della notte o nel corso del consiglio dei ministri di oggi dove si cercherà di chiudere almeno il primo tempo della lunga partita sull’Imu. La deducibilità, in deroga allo statuto del contribuente, avrà comunque effetto retroattivo sull’anno d’imposta in corso. Ma anche qui con beffa: il beneficio non sarà comunque utilizzabile da subito con gli acconti di novembre. Potrebbe essere questa la soluzione finale scelta dal Governo per rispondere, almeno in parte, alle richieste delle imprese. Queste ultime chiedevano anche l’esenzione per i capannoni non utilizzati dalle aziende in crisi e la sospensione del pagamento dell’imposta municipale da parte delle imprese costruttrici sugli immobili invenduti.

Richieste al momento accolte solo in parte. Infatti per i costruttori sono già pronte le norme che sospendono il pagamento della rata di dicembre e quella che esenta, dal 1° gennaio 2014, dal pagamento gli immobili invenduti almeno fino a quando restano tali o sono concessi in locazione. Accolte solo in parte anche le attese sulla deducibilità dell’Imu dal reddito d’impresa e da quello professionale, il nodo resta la deducibilità Irap, sul quale il mondo produttivo difficilmente ammainerà la bandiera.

Già nel dossier con le nove opzioni di intervento sull’Imu, presentato da Saccomanni nelle scorse settimane, al punto 8 si faceva chiaramente riferimento al tema “deducibilità” puntando su una reintroduzione dell’Irpef sugli immobili sfitti. E la soluzione prospettata era proprio quella di riconoscere al sistema produttivo, almeno in prima battuta, una deduzione parziale del 50% con un costo di 850 milioni a regime che appunto avrebbe dovuto essere agganciato al gettito da recuperare riportando a tassazione Irpef gli immobili sfitti. Una proposta che è stata così motivata dal ministero dell’Economia: gli immobili aziendali «hanno subito un incremento di prelievo, dovuto sia all’aumento delle aliquote e dei moltiplicatori applicati alle rendite catastali, sia alla circostanza che l’Imu non ha sostituito le imposte sui redditi che gravano sugli immobili ad uso produttivo (mentre ha sostituito il prelievo Irpef sui redditi di tutti gli altri immobili non locati)». Già al momento della stesura del dossier nessuna indicazione era invece stata fornita sugli immobili invenduti delle società immobiliari e soprattutto sulla possibilità di abbassare il prelievo sui capannoni chiusi per effetto della crisi.

Secondo i dati dell’amministrazione finanziaria, la deducibilità integrale dell’Imu dall’Ires e dall’Irpef vale 1,25 miliardi. E l’asticella potrebbe salire fino a 1,5 miliardi estendendo l’agevolazione anche all’Irap come chiedono le associazioni imprenditoriali. Ma su quest’ultimo punto i dubbi dell’Economia non deriverebbero tanto dal costo dell’operazione quanto dalla considerazione che l’Irap è un tributo regionale, e questo obbligherebbe il governo a trovare un punto di incontro anche con i governatori.

In ogni caso fin dalle scorse settimane a via XX Settembre si faceva notare che l’intervento sulla deducibilità dell’Imu sarebbe in linea con le misure adottate nei principali Paesi europei. E, soprattutto, consentirebbe di superare uno scoglio non da poco: i dubbi di costituzionalità che «l’indeducibilità attualmente prevista può porre sul piano della capacità contributiva». In altre parole con questo intervento si eviterebbe di replicare il caso dell’indeducibilità dell’Irap dalle imposte dirette, resa deducibile dopo 15 anni di confronto tra fisco e contribuenti nell’imminenza di una bocciatura della Corte costituzionale.

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