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La Gazzetta degli Enti Locali

A Genova i matrimoni low cost

Fonte: Italia Oggi

C’è crisi? Ci si sposa meno. Allora un Comune, Genova, corre in aiuto agli innamorati col portafoglio leggero. Ha ideato il matrimonio low cost. Da settembre, il quarto sabato di ogni mese, nella sala cerimonie del Comune, ci si potrà sposare spendendo solo 165 euro. Un taglio netto rispetto alle 400 euro finora richieste oppure ai 1.500 euro del palazzo Ducale o ai 1.100 euro di costo standard nelle ville private.

Nell’ultimo anno 1.014 coppie hanno scelto il matrimonio civile rispetto alle 543 che hanno optato per quello religioso. E hanno dovuto pagare queste cifre, non irrisorie.

La tariffa low cost, 165 euro, corrisponde al costo degli straordinari per il personale. «Si tratta di una soluzione – spiega l’assessore ai Servizi demografici, Elena Fiorini – introdotta per venire incontro alle richieste dei cittadini che vogliono sposarsi il fine settimana senza dover sostenere costi troppo alti e che a volte rinunciavano appunto per non doversi svenare economicamente».

Il matrimonio ai tempi della crisi. Già a Genova il low cost era stato sperimentato ma in un giorno di metà settimana e quindi molte coppie vivevano la cerimonia come fosse di serie B e quindi in pochi avevano scelto questa opzione. Di qui il rilancio: il matrimonio a costi bassi può avvenire anche nel giorno-clou del sabato, seppure solamente (almeno per adesso) nel quarto sabato del mese.

Il Comune sta tenendo la lista delle prenotazioni e si preannunciano file d’attesa per settembre. Ha successo il matrimonio low cost del sabato. La crisi costringe molti a voltare le spalle a un rito hollywoodiano. Secondo il sito web Matrimonio.it una cerimonia di alto livello è arrivata a costare 30 mila euro, le spese più importanti sono il ricevimento, che, in media, può costare, in funzione della location e del numero di invitati, dai 5.000 ai 10.000 euro, e l’abito da sposa, per il quale è preventivabile una spesa dai 1.500 ai 7.000 euro.

Un costo tanto elevato che comporta in parecchi casi il ricorso alle finanziarie o agli istituti di credito per avere un prestito personale, la somma richiesta è stata, nel 2012, in media di 16mila euro, col top in Calabria (19mila), Molise e Basilicata (18mila), Sicilia, Campania e Umbria (17mila) e all’ultimo posto il Trentino (9.800 euro).

Genova ha affettuosamente la nomea di città tirchia, forse non è un caso che proprio da qui parta la campagna per calmierare lo scambio delle fedi. «Il matrimonio è un diritto – aggiunge Elena Fiorini – e un Comune deve fare il possibile per garantirlo, venendo incontro a chi ha qualche problema economico, pensiamo per esempio ai precari, che debbono potere coronare il loro sogno d’amore».

Vi è già una sorta di galateo per i matrimoni low cost: niente liste di nozze ma sono graditi versamenti su un conto bancario per il viaggio di nozze (a chilometro quasi zero) o l’arredo della casa (Ikea). Gli invitati debbono indossare abiti casual, comunque non firmati. Nessun pranzo ma un aperitivo, basta un brindisi per augurare lunga vita all’unione. Alla fine un budget di mille euro basta e avanza. All’ addobbo (minimo) della sala comunale ci pensa il Comune.

L’assessore canta vittoria e colloca l’iniziativa nel palmares della giunta. Il sindaco Marco Doria (Pd) s’è complimentato con lei, ma va oltre, sta varando il registro delle unioni civili e dice: «Sono favorevole ai matrimoni tra gay perché se è vero che il matrimonio è fondamentale nella nostra società è anche vero che la convivenza può avere più forme».

In attesa del matrimonio gay, dal 20 luglio sarà operativo il registro. «Lo scopo – dice Elena Fiorini – è garantire pari diritti nell’accesso ai servizi comunali a tutte le coppie di fatto anche dello stesso sesso. Stiamo lavorando per rendere più accessibili e fruibili alcuni servizi ai cittadini e in questo ambito si collocano il registro delle unioni civili e il matrimonio low cost». Chiunque desidera iscriversi al registro potrà farne richiesta negli uffici anagrafici del Comune, una volta finita la sperimentazione (che durerà alcuni mesi) l’iscrizione potrà avvenire direttamente negli uffici dei quartieri. Per accedere al registro è necessario possedere uno stato di famiglia che attesti la residenza della coppia nella stessa abitazione. Ad oggi in Comune sono già pervenute una cinquantina di richieste di iscrizione, ma solo dal 20 luglio il registro diventerà operativo.

Se a Genova il low cost è sul trampolino di lancio, a Treviso sempre nel solco di una crisi che fa stringere i denti e non accenna a finire, hanno sperimentato il matrimonio con sponsor. Una coppia s’è messa su Facebook e ha proposto una sorta di crownfounding: donazioni in cambio della visibilità del marchio durante la cerimonia. L’obiettivo è stato raggiunto, hanno risposto un fiorista, una pasticceria, alcuni negozi d’abbigliamento, una truccatrice. Tutti felici: la coppia che ha risparmiato il 70% delle spese, gli sponsor che hanno veicolato le loro griffe dentro e fuori il Comune.

La crisi aguzza l’ingegno anche quando c’è da pronunciare il fatidico sì. E, perché no, anche quando poi, il più in là possibile, ci si saluta. Così a Rimini ecco il divorzio low cost. Professionisti di diversi settori (legali, commercialisti, psicologi, ecc.) hanno costituito Conciliamoci, per rendere veloce e poco costosa la separazione. «È facile che oggi le coppie che decidono di separarsi stiano in media anche cinque anni nel limbo – spiega la dottoressa Mirca Zavatta, responsabile di Conciliamoci- per arrivare alla sentenza con tutto il carico di sofferenza che ciò comporta. In più, il bambino potrebbe essere allontanato da uno o entrambi i genitori e cinque anni per un minore sono fondamentali nella crescita. La mediazione, al contrario, propone alla coppia di farsi aiutare attraverso la figura di un mediatore che cerca di trovare un accordo in tempi brevi e a costi bassi».

Insomma, il low cost sta entrando anche nelle relazioni interpersonali, unirsi e disunirsi può non trovare ostacoli nel portafoglio.

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